In questo indirizzo si parla di cose che accadono a me e a voi. Ci sono avventure, parole, pensieri, emozioni di sguardi incontrati, racconti presenti e passati, e i sogni futuri, tanti, inarrestabili, tutti nostri.
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Nome: Barbara
Il ventottesimo giorno, per noi ragazze, è un bagliore inaccettabile, è quel momento in cui non tolleriamo niente e vediamo tutto nero, ma poi passa, poi tutte le tensioni si allentano, e la vita torna a sorridere, fino al mese successivo.
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Dentro ognuno di noi, la pace è come un seme che, nel deserto, aspetta di poter germogliare.
(Prem Rawat)
C'E' UN PRIMA E UN DOPO. IN OGNI COSA.
C’è un prima e c’è un dopo. Questa frase non è mia, è di qualcuno che sovente me la dice, qualcuno a cui voglio bene e che non sa quale significato io vi attribuisca ogni volta. Così come io non capisco mai esattamente cosa dall’altra parte si intenda pronunciandola. C’è un prima e un dopo in ogni cosa, in ogni tempo. E’ vero. Se penso al corso della mia vita come a una mappa, posso mettere bandierine rosse su ogni data, su ogni momento che ha segnato questo valico in maniera indelebile, facendomi cambiare. Sono punti che fanno un foro sul percorso geografico dei sentimenti e dei miei orientamenti tra meridiani e paralleli e anse e continenti. Un prima e un dopo contro il quale spesso mi sono scontrata, un punto che mi ha segnata come è stato per i miei girovagare in altri Paesi, che mi ha accompagnata mio malgrado in un cambiamento. Guardo la mia cartina, il mio mondo, e mi viene di mettere, prima tra tutte, una puntina su una data di novembre del ’78. Il mio Monopoli qui ha la partenza. Stupido e stupefacente momento che ha visto tutto trasformarsi in peggio sotto l’azione della stupidità, della superficialità, dell’egoismo. Un istante che è come un fotogramma, e ogni volta che i miei occhi si fermano in quel momento, scorgo me stessa mentre scendo da una Polo seminuova, davanti a una scuola media, per un prima scomparso per sempre e un dopo che per sistemare ci è voluto circa un trentennio e forse non ci sono ancora riuscita. Guardo quella mappa e scorgo un segno sull’ultima estate del millennio passato, su un’eclissi estiva che non ha portato bene affatto, ma oggi, a distanza di tempo fluito da quel valico, dico che è stato meglio così, e che quell’esperienza non aveva energie ed equilibrio per proseguire. Ce ne metto un'altra, di puntina rossa, sul luglio del 1989, col mio ingresso nel “fantastico” mondo del lavoro, insicura e ansiosa come ero e come non sono più. E un’altra su un deludente novembre senza Sole, con un pranzo forzato e cinico dove mi è stato detto che non servivo più, che non andavo bene, e io “chissà perché, perché non è da me”, ora dico che non è vero che non andavo bene, che mi facevano schifo quelle due stronze, che i nepotismi fanno danni soprattutto a chi li pratica, che non sanno cosa si sono perse e che io lì dentro tornerò con un comitato d’accoglienza che metterà araldi e cariatidi alle porte e un tappeto rosso ad accogliermi quando arriverò. A gennaio... I panorami più belli e spensierati stanno ancora negli anni Novanta, giorni perfetti di progetti e gite in montagna vocianti e canterine che non torneranno più. E poi la riscoperta del mare a Rodi con mia madre; la nostra vacanza viennese tra le luci natalizie e la neve; la nascita di Thomas; il 27 ottobre 1983; la mia Lampedusa, scoglio d’altomare senza alberi che ha reso pelagica anche me. La mia cartina di rilievi e avvallamenti, la vedo ora su un 4 maggio, magica primavera che era quasi autunno che non avrei immaginato di non saper gestire, che avrei dovuto razionalizzare, che avrei potuto prevedere come un susseguirsi di salite e discese, di voli e cadute, proprio come in questa geografia che ho davanti. Quel prima era piatto come la Padania, quel dopo era l’Everest, ma forse a salire troppo in alto si finisce per cascare e farsi molto male quando si cade o si cadrà di sotto. Passo i polpastrelli sulla carta immaginaria, carezzo città di sosta, brughiere nebbiose e fiumi vorticosi appena accennati, ricordo spostamenti e viaggi, tuffi e nuovi incontri, leggo in braille ogni cosa accaduta e penso a quel prima e dopo che si posiziona sull’8 dicembre appena passato, dopo il quale io non sono più la stessa persona, non so più essere veramente allegra e sono spesso solamente triste. Lontana dalla sola cosa che mi sarebbe veramente cara, se ci fosse.
Certe canzoni sono proprio tristi, anche se a cantare sono gli ABBA, anche se questa fa parte di un film stupendo, anche se stasera non ho nemmeno la forza di essere triste, anche se ieri quasi non lo ero, anche se...
I don't wanna talk,
about things we've gone through.
Tough it's hurting me, now it's history.
I played all my cards.
And that's what you've done too.
Nothing more to say, no more ace to play.
The winner takes it all.
The loser's standing small.
Beside the victory, it's a destiny.
I was in your arms,
thinking I belonged there.
I figured it make sense, building me a fence.
Building me a home.
Thinking I'll be strong there.
But I was a fool, playing by the rules.
The gods may throw the dice,
their minds as cold as ice.
And someone way down here,
loses someone dear.
The winner takes it all, the loser has to fall.
It's simple and it's plain,
why should I complain?
But tell me does she kiss,
like I used to kiss you?
Does it feel the same,
when she calls your name? Somewhere deep
inside, you must know I miss you.
But what can I say? Rules must be obeyed.
The judges will decide, the likes of me abied.
Spectators on the show, always staying low.
The game is on again. A lover or a friend?
A victim is so small, the winner takes it all.
I don't wanna talk, if it makes you feel sad?
And I understand,
you've come to shake my hand.
I apologize, if it makes you feel bad.
Seeing me so tense, no self-confidence.
I just say: the winner takes it all...
The winner takes it all
Novembre
dove una mano stringe le altalene
e uno sguardo si nasconde
e spia la nostra gioia
di poche ore
quando lanciamo una promessa
nel destino
che accarezza la fronte
e ci disperde
tra le ombre nude d’autunno.
(Roberto Carifi)